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Qual è il vero successo? (Parte III)

LA LEZIONE PIÙ IMPORTANTE

Marco Ferrini nell'infanzia

Il mio percorso di vita e di ricerca spirituale ha sempre avuto come fondamento e filo conduttore gli insegnamenti degli Shastra, i testi che rappresentano le fonti della filosofia perenne dello Yoga della Bhakti, in primis Bhagavad-gita e Bhagavata Purana.

In questo percorso, iniziato nel 1976 con l'incontro con il mio Maestro, Bhaktivedanta Swami Prabhupada, una realizzazione si è sempre più stagliata, impressa e definita nella mia coscienza: la realizzazione della necessità e urgenza di elaborare il rapporto con la morte, propria e altrui, poiché non ci può essere prospettiva di serenità, e che dire di felicità, fintanto che tale rapporto rimane oscuro, tormentato, irrisolto.

Aiutare se stessi e gli altri in un autentico processo di evoluzione significa in prima istanza favorire la comprensione e realizzazione del perché della malattia, della vecchiaia, della morte e ancor prima significa saper rispondere alla domanda: chi muore? Cosa muore?

In occidente la morte viene generalmente intesa come dissoluzione, scomparsa, fine di tutto, termine irrevocabile della vita, mentre nella cultura indovedica essa rappresenta il termine di un segmento di vita nel fluire eterno dell'esistenza e prelude ad altre esperienze. Secondo quest'ultima prospettiva, nell'esperienza dei vari cicli di vita, la morte è considerata l’esame più importante che, se superato, consente di accedere a dimensioni più evolute. Nel momento della morte risultano determinanti le varie esperienze di vita: ognuno alla fine muore come ha vissuto, con la stessa qualità e livello di coscienza.

Quando una persona entra nella traiettoria accelerata verso la morte, come possiamo aiutarla interiormente a superare la “crisi”, ad affrontare la paura della morte, la desolazione dell’ignoto, il distacco da tutto ciò per cui ha vissuto e che le è caro? Come possiamo aiutare i suoi familiari, parenti o amici ad elaborare la sofferenza del lutto?

Ognuno dimostrerà la sua propria capacità di tenuta in proporzione a quanto ha scoperto se stesso in profondità, e il nostro contributo può essere importante per stimolare ciò.

Le lotte furibonde che il soggetto fa con i brandelli della propria personalità, con i fantasmi della memoria che celano pesanti sensi di colpa, rendono difficile il rapporto con il processo del morire e complicano notevolmente il passaggio per quella tappa cruciale e inevitabile nella vita di ogni essere incarnato. Talvolta in questa delicata e sofferta fase tornano alla memoria esperienze dell’infanzia o dell’adolescenza, amori vissuti e naufragati, persone che apparivano dimenticate ma che ritornano alla ribalta come figure inquietanti, minacciose, per cui fintanto che non è avvenuta una rappacificazione con loro non si riescono a placare angoscia e tormento.

Marco Ferrini. oggi

Tante esperienze vissute di accompagnamento al morire mi hanno formato, modellato, mettendomi in crisi, facendomi piangere ma anche gioire assieme a chi si stava preparando all'ultimo viaggio in questo segmento di esistenza.

Ho incontrato persone che all’inizio di questo percorso si sentivano disperate, perse, oscurate interiormente, ma che nel corso di questa esperienza si sono arricchite in maniera straordinaria scoprendo il giusto rapporto con loro stesse e con la morte. Imparando a fare i conti con la propria morte s'impara a fare i conti anche con la propria vita, si fanno bilanci di quel che è stato fatto per mettere a punto progetti evolutivi. S'impara a ben dialogare con la propria coscienza elaborandone i contenuti, perché essa nel suo profondo ha registrato ogni esperienza vissuta: immagini, volti, nomi, emozioni, sentimenti, circostanze dimenticate o rimosse ma che improvvisamente possono riaffiorare alla soglia della coscienza creando stupore, talvolta sgomento o paura. In questi momenti in particolare è importante aiutare la persona a riconoscere gli errori compiuti senza perdere coraggio e fiducia in se stessa e a trovare dentro di sé quella riserva spirituale inesauribile dalla quale può sempre attingere, fino a percepire il proprio originario, eterno e sublime rapporto d'amore con Dio e con ogni sua creatura.

Gli individui agiscono e interagiscono a seconda del proprio livello di consapevolezza ed è tale consapevolezza che dovrebbe essere coltivata sopra ogni altra cosa come il patrimonio più prezioso e salvifico anche nelle circostanze più temibili. L'accresciuta consapevolezza ci aiuta a vivere ogni crisi, anche la più cruciale rappresentata dalla malattia incurabile e dalla morte, come occasione di evoluzione e superamento dei propri limiti. Anzi, la crisi più grande, quella collegata al morire, può svelarci il bene più grande, il più grande segreto della vita: la realtà oltre l'illusione, il permanente oltre l'effimero, il sé oltre l'ego. In ciò consiste il più alto e autentico successo che si possa conseguire.

Marco Ferrini 

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