Conoscere per saper valutare
Nella vita, ai fini della nostra evoluzione spirituale, abbiamo il dovere di osservare con attenzione ciò che accade, comprenderlo e formarci un’opinione consapevole. L’analisi dei fatti ci permette di riconoscere gli errori, nostri o altrui, e di trarne insegnamenti preziosi, senza che questo generi sfiducia in noi stessi né incrini la gratitudine verso gli altri.
In noi, come in ogni essere umano, non c’è soltanto luce né soltanto ombra. L’intelligenza ci è data proprio per discernere questi due aspetti, così da orientarci a correggere ciò che va corretto e a coltivare ciò che va valorizzato. L’osservazione, l’analisi e la valutazione sono dunque un dovere imprescindibile se desideriamo crescere interiormente. Tuttavia, la valutazione non deve mai degenerare in giudizio stigmatizzante né, ancor meno, in condanna.
Nel Vangelo secondo Matteo (7,1–2) è scritto:
“Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati”.
Il nostro agire dovrebbe sempre ispirarsi al rispetto e all’umiltà autentici, non formali né di facciata. Solo in questo spirito possiamo offrire agli altri il nostro contributo con rigore etico e sensibilità, senza imporci, senza aspettative né pretese, senza la presunzione di possedere la verità. La verità, infatti, non si riduce a un solo punto di vista: essa raccoglie innumerevoli sfumature, che la persona saggia e realmente evoluta sa armonizzare, orientandole verso la vetta più alta.
Essere consapevoli dell’importanza di non giudicare e di non condannare non significa rinunciare a valutare. Al contrario, come esseri senzienti abbiamo la responsabilità di esercitare la funzione del discernimento — tattva-viveka, in sanscrito — che è tra i segni più nobili dell’essere umano evoluto.
Marco Ferrini (Matsya Avatar das)