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Il Viaggio della Vita

Il viaggio della vita è breve e la morte ci segue come un'ombra.
In questo fugace segmento di esistenza incarnata sperimentiamo costantemente l’alternarsi di giorni di pioggia ad altri di luce, giorni in cui le persone ci voltano le spalle a momenti di gioia e condivisione in cui possiamo testimoniare la trasformazione di coloro che, ispirati dall’intenso desiderio di migliorarsi, riscoprono sé stessi.
I giorni della vecchiaia si susseguono inesorabilmente a quelli della gioventù, così come gli inverni si alternano incessantemente alle primavere.
La ciclicità delle stagioni della vita disvela la natura mutevole delle esperienze di questo mondo e nel suo perenne manifestarsi lascia intuire, al di là di essa, una realtà ulteriore: quella dell'eternità.
Oltre il nascere e il morire, oltre l'alternarsi del sole e della luna, dei giorni e delle notti, possiamo infatti scorgere l’esistenza di una dimensione eterna ed immutabile a cui ontologicamente apparteniamo, e che non è interrotta dalla morte.
Nella sua essenza spirituale il jiva, l’essere incarnato, è per propria natura immortale, mentre i corpi di cui temporaneamente si riveste si costituiscono e si dissolvono come il sorgere e il finire dell’estate e dell’inverno.
Questo insegnamento, che si rivela di fondamentale importanza per una comprensione autenticamente rinnovata dell’esperienza terrena, è enunciato in particolare nel secondo capitolo della Bhagavad-gita (versi 16- 25), in cui Krishna illumina Arjuna sul senso profondo dell’esistenza umana e sul principio dell’immortalità del sé, l’atman.
E questa è una meravigliosa lezione che possiamo apprendere ogni giorno, se gradualmente impariamo ad affinare ed elevare il nostro livello di coscienza e di consapevolezza.
Come è spiegato nella Bhagavad-gita e nel Narada Bhakti Sutra, celeberrimo trattato sulla Bhakti, poiché Dio è Amore e Amore è Dio, anche noi, essendo della Sua stessa natura, aspiriamo irresistibilmente ad assaporare quell'Amore immortale di cui ontologicamente siamo costituiti, e che rappresenta perciò la nostra reale e più intima essenza.
Marco Ferrini