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Segreta aspirazione all’eternità: perché l’essere umano teme la morte ma desidera l’infinito

Il desiderio di eternità attraversa la filosofia, la scienza e la spiritualità, ma viene spesso rimosso dalla coscienza moderna.

Ognuno di noi aspira in segreto a essere eterno; è un’aspirazione innata, di cui Dio ci ha dotati, anche se la stragrande maggioranza delle persone ha timore ad ammetterlo. L’aspirazione all’eternità non si confessa facilmente, certo non in sede d’esame di filosofia morale o di economia. Eppure, persino nelle scienze matematiche è stato introdotto il simbolo dell’infinito (∞).

Anassagora, nel V secolo a.C., affermava:

La materia è infinitamente estesa e nello stesso tempo infinitamente divisibile. Non solo il grande, ma anche il piccolo va all’infinito. Rispetto al piccolo non vi è ultimo grado di piccolezza, ma vi è sempre un più piccolo, essendo impossibile che ciò che è cessi di esistere per divisione. Così vi è sempre qualcosa di più grande di ciò che è grande; il grande è uguale al piccolo in quantità. Considerata in se stessa, cioè come somma di infinite parti infinitesime, ogni cosa è contemporaneamente piccola e grande.

La nozione di infinito è stata una delle più importanti sin dall’origine della filosofia e della storia del pensiero umano.

L’eternità, tuttavia, non è un infinito astratto, ma qualcosa di concreto. Così come non si possono eseguire calcoli complessi senza conoscere determinate formule fondamentali, allo stesso modo dobbiamo introdurre il concetto di eternità nella nostra vita. In caso contrario, rischiamo di impostare in modo errato la nostra esistenza, distorcendo il senso profondo di tutto ciò che accade.

Sgomento, ansie, fobie, la paura della morte e del dolore ci condizionano spesso anche a livello inconscio. Alcuni pensano che basti andare in vacanza o organizzare feste per dimenticare la malattia, la sofferenza e quel passaggio ineluttabile al quale tutti, prima o poi, siamo chiamati: la morte.

Ma vivere in questo modo è uno sfregio alla vita umana e uno spreco del nostro tempo, che è l’elemento costitutivo più prezioso della nostra esistenza.

È vero che siamo eterni, ma non in questo corpo, destinato a invecchiare fino a uno stato di decrepitezza tale per cui uscirne potrà apparire un sollievo. Lo sarà, però, solo se ci saremo preparati in vita a conseguire la nostra méta finale: l’evoluzione spirituale fino alla piena maturazione, espressione e realizzazione della nostra natura, che è divina.

Per raggiungerla, dobbiamo sviluppare quel sentimento fondante di ogni essere umano che è la devozione, Bhakti in sanscrito, espressione più intima dell’Amore per Dio.

Non ricordiamo da dove siamo venuti, ma siamo consapevoli di essere nati con determinate tendenze (vasana), frutto di un bagaglio di precedenti esperienze. Ciò che in altre tradizioni religiose viene definito peccato originale corrisponde, nella visione vedica, al debito karmico: l’insieme delle inclinazioni e delle memorie emozionali profonde (samskara) che determinano ciò che siamo, come esseri umani, in questa esistenza incarnata.

L’antico sapere della Tradizione Vedica, che l’UNESCO ha solennemente proclamato Patrimonio dell’Umanità, spiega le dinamiche della vita, le cause della gioia e del dolore e i rimedi da applicare nel qui e ora per diventare la migliore versione di noi stessi.

È un’indicazione chiara di dove siamo e di come procedere. L’apprendimento e la pratica di questi insegnamenti sviluppano la conoscenza ed elevano la nostra coscienza, permettendoci di osservare le esperienze della vita da prospettive più ampie, da un punto di vista superiore.

E di scoprire, infine, che la vita è un viaggio,
il mezzo è la conoscenza
e la méta è l’Amore.

Marco Ferrini
Matsya Avatar Das

Per chi desidera approfondire questi temi

I temi qui accennati – il senso della vita, l’eternità, la trasformazione interiore e la maturazione della coscienza – saranno sviluppati in modo organico e progressivo nelle seguenti occasioni formative:




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