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La cultura che teme la morte non sa vivere

La paura della morte non nasce dalla morte stessa, ma dal modo in cui la pensiamo.
In una cultura che rimuove il limite e anestetizza la coscienza con il godimento, il morire diventa un tabù e il vivere perde profondità.
Questo testo è un invito a restituire senso al rapporto con la morte, per riconquistare il senso della vita.

Le false credenze hanno grande influenza sulle nostre opinioni.

La gente è incline ad agitarsi e dispiacersi non tanto per gli accadimenti in sé, quanto per l’interpretazione che ne danno.
Questo principio vale anche per il pensiero della morte. Paura e sofferenza non sono generate da ciò che accade, bensì dal concetto che se ne attribuisce. Nello stereotipo collettivo d’Occidente vi è una pessima opinione della morte, il cui tema è tabù perché terrorizza.

Della morte non si vuol parlare ed è una paura che condiziona come un'ombra la nostra esistenza.
É necessario dare un proprio senso al vivere e al morire, per poter gradualmente superare l’angoscia, il terrore, il senso dell’ignoto e del dramma esistenziale che imperano in chi rimuove la realtà della malattia, della vecchiaia e della morte.

La cultura moderna edonistica e consumistica induce ad obliare tale realtà e rende così gli uomini e le donne della nostra società sostanzialmente impreparati ed incapaci di affrontarla. Occorre invece stimolare la comprensione che senza ricercare il senso della morte non si potrà realizzare appieno nemmeno il senso della propria vita.
La comprensione della morte non come dissoluzione dell’essere ma come passaggio da una dimensione di esistenza ad un’altra nel ciclo evolutivo eterno della vita, è la più grande conquista che una persona possa fare sul piano della consapevolezza. La morte é come una nave che arriva in porto, in attesa di risalpare per un nuovo viaggio esistenziale.

Marco Ferrini
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