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Conoscere e orientare le passioni

Ripubblico oggi questo articolo scritto nel 2014, perché il tema delle passioni, nell’epoca dell’iperstimolazione emotiva e digitale, è più attuale che mai.

Una passione può trasformarsi in un’idea fissa, in un’ossessione capace di assorbire tutte le risorse psichiche di un individuo e, nonostante le migliori intenzioni, inclinarlo verso l’abisso. Anche le ragioni più nobili, se impiegate in modo ingenuo o inesperto, possono divenire strumenti di autodistruzione.
La passione è una forza accentratrice delle funzioni psichiche. Sotto la sua spinta, l’intelligenza critica si attenua, la memoria seleziona ciò che la alimenta, la volontà si piega al suo servizio. In tempi rapidissimi tutte le energie interiori vengono riorientate al solo fine della sua soddisfazione. Come un fuoco che, dopo aver divorato tutto, finisce per divorare se stesso (Bhagavad-gita III. 37-43).
Essere dominati da una passione – che si tratti di gioco d’azzardo, vendetta, invidia, potere o riconoscimento – conduce prima o poi ad atteggiamenti pericolosi e distruttivi. L’affettività ne risente profondamente, poiché tende a essere interamente assoggettata a quella forza che presto regna tirannicamente sovrana.
La letteratura indovedica, distinguendo con chiarezza tra evoluzione e involuzione della coscienza, offre una vera e propria scienza per la conoscenza e l’orientamento dei sensi e della mente. Essa pone il desiderio al centro del processo trasformativo: è il desiderio a imprimere alla nostra vita una direzione sat, evolutiva, oppure asat, involutiva.
Non si tratta di reprimere le passioni, ma di comprenderle e orientarle. L’energia che oggi ci imprigiona può diventare la stessa forza che ci eleva. La filosofia perenne della Bhagavad-gita (XVIII.66) e la saggezza della Shvetashvatara Upanishad (VI.23) propongono modelli di passione purificata, capace non di impoverirci ma di condurci verso una consapevolezza sempre più ampia della nostra natura eterna, sapiente e felice, in un rapporto d’amore con il Divino.
Quando l’affettività non è diretta verso un traguardo di realizzazione spirituale, essa genera inevitabilmente frustrazione e sofferenza. Ma la medesima forza, se ben orientata, diventa impulso evolutivo, sorgente di gioia e via privilegiata per riscoprire la nostra autentica identità.
Conoscere le passioni significa non esserne più schiavi.
Orientarle significa diventare signori della propria dimora interiore.

Marco Ferrini
Matsya Avatar das

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