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Il valore delle relazioni

 

La qualità delle relazioni è garantita solo se sappiamo apprezzare il valore e le qualità degli altri e della relazione in sé.
La carenza o addirittura la mancanza di tale apprezzamento produce un deserto relazionale. Per ovviare a ciò, primo passo indispensabile è imparare a riconoscere i pregi a chi li ha.

Cosa dire, quando, quanto e a chi non è sempre facile da capire o da intuire: le relazioni umane sono un universo complesso.
A volte mettiamo il cuore in una relazione, cerchiamo di svilupparla al meglio delle nostre possibilità, eppure non riusciamo a costruire con l'altro quel che era nelle nostre intenzioni.

A noi spetta impegnarci e fare il massimo, con intento evolutivo, con gioia e desiderio di crescere assieme ma senza aspettative, sempre aperti alla risposta dell'altro, rispettando l'altrui libertà.
Se davvero desideriamo imparare ad amare gli altri, non ci adageremo passivamente sulle persone sviluppando con loro relazioni morbose, di dipendenza, caricandole delle nostre aspettative e pretese egoiche e con queste soffocando la possibilità di interagire ed operare favorevolmente per il bene comune.

Chi non riesce a mettere in pratica questo basilare principio, crolla con il crollare della relazione: perde quota e cade al suolo senza neanche aver avuto il tempo di accorgersene.

Investiamo nelle relazioni le nostre migliori energie, tutta l'intelligenza e il cuore, ma facciamolo senza ammalarci di perfezionismo, essendo umilmente consapevoli degli umani limiti, nostri e altrui. Anche ciò ci aiuterà ad apprezzare il valore di ciò che stiamo costruendo.

Per edificare una relazione, che sia di coppia, amicale, parentale o di Guru-discepolo, tenete in conto tre principi fondamentali che Vitruvio stabilì come prioritari per l'edificazione delle costruzioni:

1. stabilità
2. funzionalità
3. bellezza


Un edificio deve essere stabile, solido, capace di reggere agli urti del tempo, e così una relazione.
Non si può costruire su di un terreno fragile che non regge: si debbono necessariamente scegliere terreni idonei.

Se abbiamo a che fare con un terreno fragile, occorre prima di tutto iniziare un lavoro di consolidamento del terreno stesso, prima di cominciarvi a costruire. Non si può consolidare il terreno e nel frattempo iniziare a costruirvi sopra: non funzionerà, per certo l'edificio non potrà reggere, così come una relazione non potrà reggere alle sfide della vita se non è stata ben impostata, ben preparata, coltivata, rafforzata, maturata.

Affinché si manifestino i propri ed altrui talenti e qualità, affinché si sviluppino le perfezioni nella relazione, e diventino sempre più fulgenti, in tutta la loro potenzialità espressa, occorre costruire su basi solide e per far ciò occorre operare con continuità, senza distrazioni o dispersioni di energie, viceversa le nostre possibilità realizzazione rimarranno incompiute, luci flebili, incapaci di illuminare come quelle delle lucciole che si accendono e spengono nel buio della notte. La discontinuità, come gli sbalzi di umore, rovinano le relazioni e ogni cosa che si fa: se vogliamo portare a compimento le nostre imprese, dobbiamo investirvi continua attenzione.

Oltre ad operare con continuità per favorire il vigore, la tenuta e la stabilità delle relazioni, occorre impostare i nostri rapporti in base a ciò che è più funzionale al bene comune, alla nostra e altrui evoluzione.

Una relazione può essere di per sé stabile e bella, ma se non è funzionale all'alto scopo evolutivo che ci siamo prefissi, quale sarà il suo valore?

Per imparare ad impostare le relazioni secondo il principio della funzionalità evolutiva, è importante sviluppare le qualità della flessibilità, che ci permette di scegliere a seconda della situazione in cui ci troviamo il comportamento più idoneo – per quel tempo (kala), luogo (desha) e circostanza (patra) - rispetto ai valori che ci siamo dati o che intendiamo perseguire.
Infine, oltre ad essere stabile e funzionale, una costruzione secondo Vitruvio deve essere anche bella, e così ugualmente una relazione.

Per quanto gli umani si siano sforzati di stabilire dei canoni estetici, il senso del bello è sempre sfuggito a rigidi schemi o a preimpostate categorizzazioni.

La bellezza è proporzione, armonia, perfezione delle forme, ma anche quel certo “non so che” che rappresenta il fascino di una certa cosa, persona o relazione: la sua unicità.

E così, se affiniamo lo sguardo, se eleviamo la coscienza, se purifichiamo il sentire, possiamo scoprire fascino e bellezza in ogni essere, in ogni relazione, realizzando che la bellezza è oltre la mera parvenza delle forme: corrisponde all'intima essenza di ciò che è autentico.
Nella tradizione il bello era infatti inscindibile dal buono, dalle qualità dell'anima.

Marco Ferrini

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