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Ahimsa: l'arte di esercitare la compassione tutti i giorni

Ahimsa: l'arte di esercitare la compassione tutti i giorni

Ahimsa è uno dei più importanti principi etici di valenza universale, già inscritto intimamente nel cuore di ognuno di noi.

Evitare qualsiasi forma di violenza verso ogni creatura, cercando quindi di non arrecare sofferenza ad alcun essere vivente, rappresenta un’attitudine indispensabile per poter accrescere la propria consapevolezza spirituale e migliorare la qualità della vita nostra e altrui.
Vivere in questo mondo dal giorno in cui nasciamo camminando in punta di piedi, e praticare la compassione verso tutte le forme di vita è il valore basilare che rende credibile ogni tradizione religiosa.
Quanto resta di tale credibilità sul piano della giustizia universale, se questo nobile sentimento non viene esercitato nei confronti di ogni essere vivente, nessuno escluso?
Sempre più persone di buona volontà sono indotte a chiedersi quale ruolo abbia la pietà in talune religioni che dichiarano di prendersi cura dell’anima degli uomini, mostrando al contempo indifferenza verso le atrocità inflitte alla moltitudine di poveri animali giornalmente macellati.
Interrogarsi sulla provenienza del cibo di cui ci nutriamo, e non esitare a modificare la nostra dieta qualora esso sia intriso di violenza e sofferenza, rappresenta un’ autentica e benevola pratica di compassione che ci eleva a piani superiori di consapevolezza.
Poiché per mantenere in vita il corpo siamo obbligati a procurarci nutrimento, scegliamo almeno quegli alimenti che provengano da specie vegetali, e soprattutto purifichiamo il cibo di cui ci nutriamo facendone offerta a Dio.
Scegliere un’alimentazione che preveda il minor impiego di violenza possibile non è sentimentalismo o una “questione di moda”, bensì rappresenta una scelta consapevole, dettata principalmente dall’avere intimamente compreso che il Bene nostro non è differente da quello altrui, animali inclusi, e che quindi Creatore, creature e creato costituiscono un'unica e imprescindibile realtà.
La tradizione indovedica insegna che la persona non si nutre soltanto della componente materiale del cibo, bensì anche di tutte quelle impressioni emozionali che sono contenute in esso e che agiscono a livello sottile sulla costituzione psicofisica di chi se ne nutre, determinando salute o malattia, ma anche serenità o stress, gioia o sofferenza.
Pensate a quanto possa essere carico di energia negativa un cibo prodotto esercitando violenza: tutte quelle sensazioni di ansietà, paura, terrore, sgomento, provate dall’animale al momento dell’uccisione permangono in quel corpo massacrato come indelebili tracce a livello emozionale e fisico, essendo i due piani inscindibilmente collegati, e vengono di conseguenza assimilate, anche se in maniera non consapevole, da chi sceglie quel cibo come nutrimento.
L'essere umano, tra le tante specie viventi, occupa indubbiamente una posizione privilegiata poiché tra tutte, e il Vishnu Purana tra le principali ne enuncia 8.400.000, solo quella umana ha la capacità di dominare gli istinti e intervenire sulle proprie tendenze, anche su quelle malsane, modificandole, in virtù dello sviluppo del discernimento, viveka.
Ed è proprio in forza di tale privilegio che ne dovrebbe scaturire un maggiore senso di responsabilità, tale da tradursi sul piano comportamentale in una scelta alimentare consapevolmente non violenta.
Solo acquisendo tale rinnovata sensibilità, la persona potrà accedere allo sviluppo del sentimento più nobile ed elevato che è l'amore per Dio e per tutte le Sue creature.
Il Signore Supremo ha concesso all’essere umano una posizione di superiorità sulla natura ma non per tiranneggiarla, bensì per prendersene cura saggiamente e proteggerla amorevolmente.
Uniamoci dunque tutti in coro per celebrare le glorie di Dio e cantiamo Sii lodato mio Signore, con tutte le Tue creature!
Shanti, shanti, shanti!

Hare Krishna Hare Krishna, Krishna Krishna Hare Hare,
Hare Rama Hare Rama, Rama Rama Hare Hare

Marco Ferrini (Matsya Avatar das).