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La qualità del pensiero: come riconoscere i pensieri tossici e migliorare la propria vita

Il modo in cui pensiamo non è neutro: determina la qualità della nostra vita e contribuisce a plasmare la realtà in cui viviamo.

Ognuno è ciò che pensa. A questo proposito le Upaniṣad affermano: “Così come pensi, diventi”.

Il pensiero è un poliedro dalle molte sfaccettature, ma due sono le sue dimensioni principali: le motivazioni e i contenuti. Le motivazioni possono essere positive o negative, così come i contenuti possono essere veri oppure illusori.

Prendiamo, ad esempio, uno slogan molto comune: “X crea il vostro stile”. Si tratta di un pensiero falso, perché nessuno può creare il vostro stile. Solo voi potete farlo. Altrimenti, quello stile non sarebbe vostro, ma di chi lo ha ideato.

Se facessimo pulizia dei tanti pensieri tossici che circolano ovunque e di cui molti, ogni giorno, si nutrono, ci risparmieremmo numerosi problemi e innalzeremmo considerevolmente la qualità della nostra vita. Purtroppo ne siamo sommersi. Eppure non siamo obbligati ad accoglierli né a fondare su di essi la nostra esistenza.

Che cosa sono i pensieri tossici? Come si riconoscono? Sono pensieri che non hanno alcuna attinenza con la realtà: concetti fasulli, costruzioni mentali di mera apparenza, prive di autentica connessione con il reale. Sono pensieri propagati, diffusi, assorbiti e metabolizzati senza tenere conto delle loro conseguenze.

Come esiste un inquinamento dell’aria, dell’acqua e del cibo, così esiste anche un inquinamento psichico, assai più grave e molto più difficile da riconoscere rispetto ai rifiuti tossici materiali, dai quali, volendo, possiamo prendere le distanze con relativa facilità.

Ma il pensiero, come si è detto, non è fatto soltanto di contenuti: è costituito anche da motivazioni. La motivazione è il secondo aspetto fondamentale del pensare. Infatti, anche quando un pensiero esprime un contenuto reale, se è fondato su motivazioni negative — come invidia, rancore o vendetta —, la carica emotiva tossica lo corrompe, lo distorce e finisce per renderlo nocivo.

Microcosmo e macrocosmo, come insegnano le Upaniṣad, sono indissolubilmente collegati. Gli elementi psicofisici che costituiscono il microcosmo — pensieri, atomi, corpi umani inclusi — sono gli stessi che costituiscono il macrocosmo. Per questo, il pensiero individuale tossico contribuisce ad accrescere la tossicità della mente collettiva.

Esistono poi forme di percezione che vanno ben oltre la portata dell’apparato sensoriale, e vi sono persone capaci di accedere a tali esperienze: i mistici autentici. Essi riescono a oltrepassare il velo dell’apparenza e a penetrare la realtà, entrando nell’essenza delle cose.

L’essere umano è potenzialmente in grado di generare pensieri fondati su intenzioni valide, ecologiche e su contenuti reali. È questo il livello di consapevolezza che dovremmo raggiungere: una condizione che genera benessere non solo per l’individuo, ma anche per l’ambiente umano e vitale in cui egli vive.

Coltivare la qualità del pensiero non è un esercizio teorico, ma una responsabilità concreta: verso se stessi, verso gli altri, verso il mondo.

Marco Ferrini

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